Natale Sanremo

Natale come Sanremo. Viva il nazional-popolare! (Se serve ad unire)

Il periodo dal 24 al 26 dicembre, insieme ai 5 giorni della maratona musicale di febbraio, fa parte di quella ristretta categoria di avvenimenti che uniscono perché creano dibattito e sono partecipati da una larga parte di italiani senza distinzioni di classe sociale. Alcuni pensieri post-abbuffata natalizia

“Da piccola facevo l’albero con mamma…albero vero eh! Tiravamo fuori le decorazioni delle scatole dell’anno prima e perdevamo le ore ad addobbarlo…poi da adulta mi sono pian piano convertita a quegli alberelli preconfezionati. […] da una decina d’anni nemmeno lo tiro fuori dalla scatola. […] Il Natale è un atto di fede”.

È una vignetta di Makkox (pubblicata sul nuovo numero della rivista Review del Foglio), che riaccende i miei neuroni dopo la pausa natalizia, convincendomi a prendere il computer e a scrivere qualche pensiero sul senso social-sociologico, financo politico del Natale (sigh!), seduto sull’Italo 8929 che da Venezia mi porta a Napoli.

Eh sì perché in quelle poche righe c’è tutto il senso della nostra società (post-ideologica, post-analogica, forse post-natalizia? Sicuramente post-qualcosa ma non si sa se ante-qualcos’altro), che si ritrova inspiegabilmente unita durante le tradizionali celebrazioni natalizie.

Il post del Foglio con un estratto della vignetta di Makkox sul nuovo numero della rivista “Review”

Da una parte i dati demografici che indicano una popolazione italiana costantemente in calo, di cui il 24% con un’età superiore ai 65 anni che è tenacemente, e giustamente, attaccata agli spaghetti alle vongole della Vigilia tanto quanto alle lenticchie, rigorosamente con il cotechino, da consumare nella notte di San Silvestro (perché altrimenti si inizia il nuovo anno con il piede sbagliato).

Dall’altra le generazione Y, ma anche scampoli di Z, che per un particolare allineamento dei pianeti, che si verifica ogni anno tra il 24 e il 26 dicembre, riesce a connettersi spazialmente e idealmente a tavola con il resto del proprio albero genealogico. Dopo il trauma del Covid infatti – sparite le mascherine e le diatribe familiari su chi fosse più e meglio vaccinato – giovani, giovanissimi, persone di mezza età e anziani si sono ritrovati nuovamente insieme a discutere (finalmente) dei blocchi stradali dei ragazzi di “Ultima Generazione” o dell’outfit di Capodanno, parlando a bocca aperta tra un tortellino al brodo e l’immancabile lesso che si accompagna al seguito.

Parallelamente, come per tutti i grandi fenomeni di massa, parte la maratona social “Christmas edition”. E via con foto di tavole chilometriche – rigorosamente imbandite di rosso che manco al Comizio di Berlinguer alla Festa de l’Unità di Modena nel 1977 – che ci fanno dubitare sulla veridicità del calo demografico, improbabili nonne vestite con le corna di renna, mariti Babbi Natale e l’immancabile compilation di canzoni che tutti odiano ma che fanno da colonna sonora a ciascun post in questi tre giorni (Michael Bublè e Mariah Carey ringraziano sentitamente).

Insomma, possiamo tranquillamente affermare che, almeno in Italia, gli unici eventi nazional-popolari che coinvolgono una popolazione tanto vasta quanto composita sono il Natale e il Festival di Sanremo. Nonostante non sia un appassionato del festival della canzone italiana, riconosco che Natale e Sanremo fanno parte di quella ristretta categoria di avvenimenti che uniscono perché creano dibattito e sono partecipati, in misura maggiore o minore, da una larga parte di italiani senza distinzioni di classe sociale. Gli unici momenti in cui veramente 1 vale 1 (saranno felici i 5 Stelle).

L’urlo di Aiello è ormai parte dell’immaginario collettivo italiano tanto quanto il meme “Anche a te e famiglia” con Robert Downey Jr.

Ma quindi perché tutta questa manfrina?

Per sottolineare che, nonostante i cambiamenti epocali che hanno modificato irrimediabilmente la nostra vita quotidiana nell’era del digitale rendendo talvolta più difficile anche il confronto, dobbiamo tenerci stretti quei brevi momenti in cui incredibilmente sembriamo tutti uniti nel condividere le stesse emozioni, anche se poi torniamo a litigare il giorno dopo discutendo sul nipote vegano che ha rifiutato la lasagna al ragù cucinata dalla nonna.

Non importa se l’albero in salotto è vero o finto, se basta tirarlo fuori dalla scatola o se ci vuole una giornata intera per addobbarlo. Non importa se oggi in molti appartamenti non è neanche presente. Si tratta di un simbolo che tutti conoscono e riconoscono, un po’ come la scalinata dell’Ariston.

Sappiamo che purtroppo non tutti hanno la fortuna di poter vivere le feste in compagnia, ma lo spirito natalizio e l’atmosfera di Sanremo continuano comunque ad essere vivi e a creare un amalgama sociale importante e, per certi versi, inspiegabile in una società parcellizzata e divisa come la nostra.

E scusate se è poco.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.