Puigdemont

IL PUIGDEMONT IN FUGA

Il 27 ottobre il Parlamento catalano ha formalmente dichiarato l’indipendenza dal Regno di Spagna. Per un attimo è sembrato che effettivamente il piano di Puigdemont si stesse per realizzare avviando un processo che avrebbe portato alla formazione di una costituente catalana. Il sogno si è infranto subito con l’immediata attuazione da parte del governo Madrid dell’art.155, sciogliendo il Parlamento e Governo di Barcellona e indicendo elezioni anticipate per il prossimo 21 dicembre. Dopo un weekend, dove analisti e giornalisti hanno formulato le più svariate previsioni, un colpo di scena del tutto inaspettato è arrivato poche ore più tardi. Lunedi 30 ottobre Puigdemont e cinque dei suoi ministri hanno preso la via dell’esilio volontario sfruttando i social network che hanno fatto presumere che l’ex Presidente si trovasse sul luogo di lavoro. Arrivati a Marsiglia in auto, la compagnia ha letteralmente preso il volo per Bruxelles. La situazione venutasi a creare nel cuore dell’Europa ha creato un forte imbarazzo nelle relazioni tra i due paesi tantoché la conferenza stampa di Puigdemont non è stata organizzata in una struttura istituzionale, ma all’interno del Press club Brussels Europe.

Ad aver attratto l’attenzione degli ex membri del governo catalano verso il mondo fiammingo non è stata solo l’esigenza di voler portare in ambito comunitario e internazionale il caso indipendentista, ma anche perché il Segretario per l’Immigrazione belga, Theo Franken, esponente del partito Nieuw-Vlaamse Alliantie, N-VA (Nuova Alleanza Fiamminga) in un primo momento ha offerto disponibilità ad ospitare Puidgemont con il suo entourage, in quanto vittime di persecuzione politica da parte di Madrid e in special modo dal Governo Rajoy. Le ripercussioni di questo atto non si sono fatte attendere, Charles Michel, Primo Ministro belga, ha immediatamente smentito le dichiarazioni di Franken, facendo intendere che il Belgio è allineato completamente alla politica di non ingerenza che l’UE sta prudentemente attuando. Le dichiarazioni via Twitter del Presidente del Consiglio europeo lasciano pochi dubbi interpretativi: “For EU nothing changes. Spain remain our only interlocutor. I hope the Spanish government favours the force of argument, not argument of force”. Madrid è riconosciuto come l’unico interlocutore affidabile ed in grado di garantire una soluzione pacifica della problematica nel pieno rispetto dei principi fondamentali della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Resta il fatto che attualmente Puigdemont si trova in territorio belga, non per richiedere asilo politico ma perché secondo lui non avrebbe valide garanzie per un processo equo da parte dell’Audiencia Nacional.
Nella mattina del 2 novembre gran parte del governo è stato messo in stato detentivo. Il giudice dell’Audiencia Carmen Lamela ha accolto la richiesta del Procuratore generale Maza per firmare l’arresto preventivo di Oriol Junqueras, Josep Rull, Jordi Turull, Dolores Bassa, Carles Mundò, Maritxell Borras, Joaquim Forn, Raul Romeva e Santi Vila, accusati dei delitti di ribellione, sedizione e malversazione dei fondi pubblici, reati che prevedono pene severissime: basti pensare che solo il delitto di ribellione prevede una pena fino a trent’anni di detenzione. Solamente a Santi Vila la Procura ha concesso di evitare la detenzione preventiva dietro pagamento di una cauzione di 50mila euro; questo grazie alle sue dimissioni dalla carica governativa la sera prima del voto dell’indipendenza. Per coloro che hanno partecipato alla votazione la loro detenzione preventiva è una misura necessaria perché forte è il rischio che possano reiterare il delitto o che distruggano gli atti probatori. Proprio quando Vila stava saldando la sua cauzione, il 3 novembre, il legale dell’ex Presidente della Generalitat catalana, l’avvocato belga Paul Bakaert ha confermato che per il suo cliente è stato spiccato il mandato di arresto europeo. Questo atto sta a significare che la Spagna e più in particolare il giudice della Audencia Nacional Carmen Lamela, sono pronti a richiedere l’estradizione alla Procura federale di Bruxelles. Appare evidente che Puigdemont non ha messo in conto che la sua rivoluzione pacifica poteva non andare a buon fine.

Per le generazioni future questi eventi saranno un ottimo caso-studio per analizzare l’effettiva tenuta di una Carta Costituzionale che le Cortes e il popolo spagnolo (autonomie naturalmente comprese) del 1978 l’hanno presentata come la svolta con quel loro passato recente che aveva visto: una Repubblica ingestibile, due Repubbliche catalane (dichiarazioni d’indipendenza del 1931 e del 1934) la guerra civile e il franchismo. Di certo non sembrano godere di robustezza le accuse degli esiliati che si basano su presunte inequità processuali o perseguimenti politici tipici di un Regime. E’ bene che chi ha esasperato tutto questo si prenda le proprie responsabilità ed mostri quel briciolo di coraggio che è proprio di molti leader che piuttosto di darsi alla fuga hanno avuto la forza e la volontà di affrontare le conseguenze dovute ai propri atti. Se si è pronti per l’indipendenza, in teoria si dovrebbe essere anche pronti a lottare per essa, non solamente a colpi di microfono. Comunque il governo spagnolo ha attuato alla lettera la propria Costituzione, è proprio nell’art.2 dove è affermata l’indissolubilità unitaria della Nazione spagnola, patria comune e indivisibile di tutti gli spagnoli che riconosce e garantisce il diritto alla autonomia delle nazionalità e regioni che la compongono. Il dettame costituzionale ha inglobato nel proprio testo tutte le linee guida che hanno stabilito e disciplinato i rapporti centro-periferia. La grande fuga, ha destato l’ironia dei social e media. Da Facebook a Twitter, sono numerosissime le caricature che in questi giorni stanno circolando sulla rete.

In fondo, ironia a parte, ci si è aspettato, sebbene per poco, che Puidgemont potesse rincarnare quegli ideali romantici che trascinavano le folle sulle barricate, per combattere per i propri diritti e libertà. Comunque non possiamo dimenticare che queste lotte sono state fatte, sangue di innocenti è stato versato per garantire a noi, una realtà basata su uno stato di diritto che garantisce i diritti e libertà ai suoi cittadini. Viviamo in un’epoca dove grazie all’Unione Europea il nostro continente sta godendo del suo più lungo periodo di pace, questo grazie alla volontà di creare una entità sovranazionale che si, per molti versi si dimostra giovane e immatura, ma che per altri rappresenta l’unica tutela per garantire a noi europei un futuro sicuro. A meno che non ci sia un’altra fuga improvvisa sembra scontato il rientro di Puidgemont & Company nella legalità tramite la concessione belga all’estradizione, questo perché la politica europea è sempre allineata a Madrid, in favore della coesione e del rispetto dei dettami costituzionali.

Credits copertina:

“Carles Puigdemont painted portrait _DDC0001” by Abode of Chaos

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