Lazio e Libertà

Lazio è Libertà

A colloquio con Giannandrea Pecorelli, Presidente di Lazio e Libertà, l’associazione dei tifosi biancocelesti che vuole riunire tutti i (numerosi) laziali stufi di essere chiamati “fascisti”

Il segnale del telefono va e viene, ma le parole risuonano forti e chiare: “non vogliamo portare la politica allo stadio. Vogliamo solo sfatare una rappresentazione falsata che vede tutta la tifoseria laziale etichettata come fascista. Noi non ci stiamo. Noi, come tanti altri laziali, siamo antifascisti e antirazzisti”.

Il tono di voce di Gianandrea Pecorelli è fermo, ma non severo. Come di chi vuole dare un messaggio semplice e che dovrebbe essere scontato nell’Italia del 2022 (ma purtroppo non sempre lo è).

Pecorelli – produttore cinematografico, sceneggiatore e regista italiano, noto per aver ideato e prodotto il film Notte prima degli esami – è Presidente di Lazio e Libertà, associazione di tifosi laziali nata il 9 gennaio 2020 (data del compleanno della Lazio), che intende “rinnovare quei valori originari” all’insegna dell’integrazione culturale e sportiva e dei principi sanciti dalla Costituzione. Un progetto a cui hanno aderito, tra gli altri, anche laziali storici come il Direttore del TG5 Clemente Mimun e il Direttore Generale della Siae Gaetano Blandini.

Ad oggi Lazio e Libertà conta oltre 300 soci che si ritrovano ogni domenica nei Distinti Sud dello Stadio Olimpico, lontani dal gruppo degli Ultras Lazio in Curva Nord, con cui condividono la passione per quella maglia sudata ma non i cori a sfondo antisemita che spesso partono da lì.

“Vedi, all’interno dell’associazione non ci interessano le opinioni politiche dei soci. Siamo laziali di destra, di sinistra, di centro che si sono semplicemente stufati di essere etichettati come “i soliti fascisti” dovunque vadano. Qualche anno fa sono andato a vedere l’Arsenal a Londra e, chiacchierando con un tifoso inglese, gli ho detto che ero laziale. Subito mi ha chiesto: sei fascista?”.

In poco più di due anni, Lazio e Libertà si è resa protagonista di tante attività a scopo benefico, tra cui spicca quella realizzata lo scorso novembre: “di fronte al caro prezzi dei biglietti per lo stadio ci siamo guardati negli occhi e abbiamo deciso di dar vita alla campagna #bigliettosospeso, per consentire anche ai meno fortunati di andare a vedere gratis la nostra amata Lazio attraverso una raccolta fondi. In poche ore abbiamo ricevuto una marea di grandi e piccole donazioni provenienti da tutto il mondo, con persone che offrivano anche 5-6 biglietti. Ad oggi siamo felici di aver permesso a più di 60 persone di andare allo stadio e rinnoveremo sicuramente l’iniziativa in futuro”.

La crescita di Lazio e Libertà, che oggi sui social conta circa 7mila follower, e la sua presenza allo stadio non è però piaciuta a tutti. Così lo scorso 18 gennaio, in occasione della partita di Coppa Italia Lazio-Udinese, un membro dell’associazione è stato colpito e derubato della bandiera da parte di un gruppetto di persone al grido di “Sei uno dei bastardi di Lazio e Libertà!”. Un atto che ha scosso tutta la tifoseria ma che è passato nel colpevole silenzio di tutte le testate giornalistiche del mondo Lazio, ad esclusione di qualche discussione in radio.

L’episodio è accaduto dopo che l’associazione ha condannato più volte alcune iniziative portate avanti dalla frangia più estrema del tifo biancoceleste. È il caso dello striscione esposto a Corso Francia “Saluti romani camerata Reina” in occasione dell’arrivo nella Capitale del portiere ex Napoli e Liverpool simpatizzante di Vox. O di un altro striscione che recitava “Hysaj verme, la Lazio è fascista!” contro il calciatore della Lazio Elseid Hysaj, colpevole di aver cantato “Bella ciao” in un video sui social. Fortunatamente la vicenda si è risolta con una marea di messaggi a sostegno del giocatore – tra l’altro inconsapevole del significato politico della canzone resa celebre all’estero dalla serie “La casa di Carta” – e con il boom dell’hashtag #IostoconHysaj.

A chi gli dice che non è un vero laziale perché rifiuta la logica Ultras, Pecorelli risponde: “Vado allo stadio da oltre 50 anni e negli anni ’70 seguivo sempre la Lazio sia in casa che in trasferta, tanto che il lunedì i professori non mi interrogavano mai perché già sapevano che ero senza voce. Oggi voglio solo godermi la partita senza dover sottostare ad una logica squadrista che ci porta ad essere etichettati tutti come fascisti”.

Ricordo. La Lazio non è nera. La Lazio è biancoceleste”.

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