Io sono Giorgia, non Matteo

Dal caso Soleimani al discorso di Mattarella, fino all’aggressione ad Arturo Scotto. I leader della destra italiana sembrano oggi avere posizioni differenti su diverse questioni fondamentali. Ma qual è la strategia del leader di FdI?

La conquista di un segmento circoscritto e ben definito dell’elettorato è da sempre l’obiettivo principale di ogni partito. Ma cosa fare se si è in competizione con un’altra formazione politica che, almeno sulla carta, sembra avere lo stesso retroterra ideologico e fonda il suo successo sulle stesse tematiche?

È la domanda che da un anno a questa parte probabilmente si sta ponendo Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, che ha dovuto affrontare l’ascesa trionfale di Matteo Salvini sfruttando il vento patriottico e anti-europeistico fomentato dal “Capitano”, ma cercando di non apparire come una semplice costola della nuova Lega a trazione nazionale.

Berlusconi, Meloni e Salvini durante l’ultima manifestazione unitaria del centro-destra a Roma del 19 ottobre scorso. Fonte: Quotidiano.net

Ad oggi la situazione politica muta continuamente (sul tema della “fast politics” vedi l’intervista a Martina Carone), ed è prematuro fornire giudizi assoluti. Tuttavia, possiamo affermare che la protagonista del successo mediatico “Io sono Giorgia”, sembra essere riuscita nel suo intento, portando il suo partito dal 4,4% delle elezioni del 2018 al 10% secondo gli ultimi sondaggi Ipsos realizzati per il Corriere della Sera. Inoltre il gradimento personale si mostra in costante aumento dal 2019, tanto che Meloni è oggi il terzo leader più apprezzato dagli italiani, anche se ciò dovuto anche al calo di Zingaretti e soprattutto Di Maio.

L’indice di gradimento dei leader nel sondaggio Ipsos (Corriere della Sera, 31.12.2019)

A coronamento di un inizio anno straordinario, il Times ha inoltre inserito la leader di Fratelli d’Italia tra le “Twenty faces who could shape the world in 2020”, in un elenco che, tuttavia, comprendeva anche il generale delle forze al Quds Qasem Soleimani…

Se Salvini, però, ha fondato il suo successo sulla radicalizzazione delle posizioni in politica estera e sicurezza, Giorgia Meloni sembra invece aver adottato recentemente una strategia diversa.

Come già evidenziato da Alessandra Arachi e da Nicola Porro, pur continuando ad avere un atteggiamento chiaro e deciso sui temi dell’immigrazione e della difesa della patria, il 2020 si è aperto con alcune dichiarazioni che sembrano voler riposizionare Fratelli d’Italia su connotazioni più riflessive e meno radicali rispetto a quelle mantenute dalla Lega. L’impressione è che in futuro Meloni voglia percorrere quel breve tragitto che collega Montecitorio con Palazzo Chigi.

La reazione all’uccisione del generale Soleimani

Il caso più eclatante della strategia di riposizionamento di Fratelli d’Italia si trova nelle dichiarazioni rilasciate a seguito dell’attacco militare statunitense che ha portato all’uccisione del generale iraniano e capo delle forze al Quds Qasem Soleimani.

Il generale Qasem Soleimani. Fonte: Corriere.it

La leader di FdI ha espresso “forte preoccupazione per le conseguenze della reazione americana”, predicando la calma e stigmatizzando possibili “tifoserie da stadio”. Infine ha auspicato un’azione costruttiva dell’Italia e dell’Unione Europea per favorire un percorso di pacificazione nell’area mediorientale.

All’opposto, Matteo Salvini ha subito plaudito l’azione di Donald Trump taggando lo stesso Presidente americano nel suo tweet, ed esprimendo un sincero ringraziamento per aver eliminato “uno degli uomini più pericolosi e spietati al mondo”.

Le lodi al discorso di Mattarella

Un altro episodio interessante riguarda le reazioni al discorso di fine anno del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

A tal proposito Giorgia Meloni ha definito le parole del Capo dello Stato “di alto profilo”, ravvisando in esse “un forte richiamo all’identità italiana”, mentre Matteo Salvini non ha commentato direttamente, dichiarando, però, nel corso di una diretta Facebook: “le mie magari sono parole scomode. A Capodanno bisogna magari fare discorsi più melliflui, più incolori, più indolori, più insapori. O facciamo in fretta, o questo Paese si spegne”.

È vero che sulla fedeltà alle istituzioni repubblicane le dichiarazioni di Meloni sono sempre state meno tranchant e più istituzionali rispetto agli alti e bassi dei colleghi leghisti. D’altronde FdI si è fatta promotrice di una proposta di legge costituzionale volta ad introdurre l’elezione diretta del Presidente della Repubblica (vedi pdl cost. n. 716 del 2018).

Tuttavia non può non stupire come nei momenti più solenni e tradizionali FdI mantenga un atteggiamento coerente con il suo ruolo di partito patriottico e fiero delle radici nazionali, mentre lo stesso non può dirsi per la Lega, spesso incline alla polemica inter-istituzionale. Si tratta di un elemento sicuramente apprezzato e cruciale per il posizionamento in chiave elettorale.

L’aggressione ad Arturo Scotto

Anche in occasione dell’attacco di stampo fascista all’ex deputato di Articolo Uno-Mdp Arturo Scotto, Giorgia Meloni ha definito “vigliacca” l’aggressione manifestando sincera solidarietà.

Diversamente la Lega, tramite il senatore Roberto Calderoli, ha espresso vicinanza all’ex parlamentare, sottolineando però le continue minacce di morte che i centri sociali riservano a Matteo Salvini a cui non segue nessun commento di condanna da parte della classe politica.

Verso Palazzo Chigi?

Insomma, nelle ultime settimane sembra che il leader di FdI stia cercando di differenziarsi dall’atteggiamento radical-pop di Matteo Salvini, per approdare su un canale di sicuro successo: da una parte Meloni perpetua la retorica sovranista mantenendo un atteggiamento intransigente sul tema immigrazione; dall’altra assume una posizione più attenta e riflessiva su alcuni temi di politica estera, dimostrando altresì fedeltà e rispetto per un Capo dello Stato di diversa connotazione politica.

Sembra che il leader di FdI stia cercando di differenziarsi dall’atteggiamento radical-pop di Matteo Salvini

Dunque se Meloni rappresenta un patriottismo-nazionalismo “istituzionale”, che discende dalla cultura storica della destra italiana, Salvini è il chiaro esempio di un populismo “di pancia” sintomo dell’era post ideologica e totalmente immerso in una realtà politica istantanea, legata alla reazione immediata e via social. Caratteristiche che alla lunga potrebbero stancare l’elettorato, anche se ancora oggi l’ex ministro dell’Interno continua a godere di un forte e radicato consenso popolare.

Se i casi analizzati sono molto recenti e non possono ancora costituire una base sufficiente per sostenere un vero e proprio cambio di rotta definitivo, è evidente come il 2020 sarà l’anno cruciale per le sorti di Fratelli d’Italia.

Dalla sua il partito nato nel 2012 che ha come simbolo la fiamma tricolore è l’unico a non avere recenti esperienze di governo (ad esclusione della moribonda Forza Italia) ed è il solo a presentare un segretario donna.

Il che, scusate, non è poco.

Immagine in evidenza: Profili Facebook di G. Meloni e M. Salvini, Wikipedia.

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