legge elettorale

Legge elettorale. Una guida semplice


Una piccola guida introduttiva alla nuova legge elettorale. Per un’analisi più approfondita si rimanda ai precedenti articoli riguardo la procedura di approvazione, le valutazioni costituzionali, e gli aspetti politici.

 

Per capire come funziona la nuova legge elettorale (Rosatellum), è necessario fare una breve premessa che riguarda la definizione e la classificazione dei principali sistemi di voto.

 

Che cos’è una legge elettorale?

È quella norma che permette di trasformare la volontà dell’elettore, espressa tramite il voto, in rappresentanza all’interno del Parlamento attraverso l’elezione di quei candidati che abbiano ottenuto un maggior consenso.

Tuttavia, per calcolare l’attribuzione dei seggi (ovvero ciascuno dei posti che un partito ottiene in Parlamento), esistono vari sistemi che differiscono tra loro nella finalità e nel metodo di calcolo. Solitamente si fa riferimento a due grandi categorie.

 

1) Sistemi proporzionali

Si basano sul principio dell’uguaglianza di ogni voto e sull’attribuzione dei seggi alle diverse liste concorrenti in base alla percentuale di voti ottenuta dalle stesse in ogni collegio (porzione in cui è diviso il territorio nazionale al momento dell’elezione di un’assemblea rappresentativa come il Parlamento, in cui l’elettore è chiamato a scegliere chi votare).

I sistemi proporzionali sono quelli che più favoriscono l’esatta rappresentanza dei cittadini in Parlamento in base alle loro scelte di voto. In questo caso, dunque, anche le minoranze hanno una maggiore possibilità di avere propri candidati eletti alle Camere.

Ad una più equa rappresentanza di tutto il corpo elettorale, però, solitamente corrisponde anche una minore governabilità dovuta alla frammentazione del sistema dei partiti in Parlamento. Per questo motivo esistono dei correttivi (soglie di sbarramento, premi di maggioranza ecc.) per favorire la formazione di maggioranze più solide, che, tuttavia, diminuiscono la rappresentanza dei partiti minori. Alcuni sono contenuti anche nell’attuale legge elettorale.

1. Esempio di votazione in un sistema proporzionale a liste concorrenti (Totale 100 voti).

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2. Successiva ripartizione proporzionale dei seggi (Totale 100 seggi).

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2) Sistemi maggioritari

Sono quelli in cui la volontà della maggioranza degli elettori è l’unica che conta nell’attribuzione dei seggi. Se non esiste una divisione in collegi, l’elettorato di maggioranza vedrà eletti tutti i suoi rappresentanti. Se il territorio è invece diviso in collegi si potranno verificare più ipotesi.

Nei collegi plurinominali si presentano più candidati per ogni lista che concorre nel collegio. Tra questi solo quelli che abbiano conseguito più voti vengono eletti, in un numero pari a quello dei seggi che il collegio deve attribuire. Se dunque in un collegio devono essere eletti 3 candidati, soltanto i primi tre che abbiano avuto il maggior numero di voti riusciranno nell’impresa.

Nei collegi uninominali si presenta un solo candidato per ogni lista, e verrà eletto soltanto quello che avrà riportato più consensi. Gli uninominali si ritrovano in molti sistemi di tipo maggioritario.

In alcuni casi è previsto un quorum, cioè una percentuale minima di voti per poter essere eletti. In tali circostanze, se un candidato raggiunge una quota prestabilita (spesso il 50% +1 dei voti), risulta eletto immediatamente. In caso contrario si ricorre ad un secondo turno, chiamato ballottaggio, in cui si sfideranno i due candidati che hanno ottenuto più consensi al primo turno, e risulterà vincente il soggetto più votato.

1. Esempio di voti per i candidati in un sistema maggioritario uninominale a doppio turno con quorum al 50% +1 (Totale 100 voti). Nessuno ottiene il quorum al primo turno. I due più votati passano al secondo turno di ballottaggio.

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2. Al ballottaggio viene eletto solo il Candidato A che ha ottenuto la maggioranza assoluta dei voti.

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La legge elettorale italiana

Proporzionale e maggioritario sono i principali sistemi di riferimento. Tuttavia, una legge elettorale, come anticipato, può avere dei correttivi che la rendono un sistema misto (con elementi di entrambe le classificazioni), e non più puro.

In Italia dal 1948 al 1993 (escludendo le elezioni del 1953), i cittadini hanno sempre votato con una legge elettorale di tipo proporzionale. Successivamente si è passato a sistemi misti di vario genere.

Anche l’attuale legge 3 novembre 2017, n. 165 (meglio nota come Rosatellum), può essere considerata un sistema misto (anche se a prevalenza proporzionale), con un metodo di assegnazione dei seggi per Camera e Senato. Queste le sue principali (ma non uniche) caratteristiche:

 

– Il 36% dei seggi è attribuito tramite collegi uninominali, in cui le coalizioni, o i singoli partiti, sostengono un unico candidato.

– Il restante 64% dei seggi è attribuito tramite un sistema proporzionale in cui ogni partito presenta i propri candidati. In ogni collegio sono eletti dai 2 agli 8 parlamentari .

Soglia di sbarramento del 3% su base nazionale, cioè la quota percentuale minima di voti (in questo caso il 3%) che ogni partito, complessivamente, deve ottenere per entrare in Parlamento. Percentuale che sale al 10% per le coalizioni (al cui interno ogni partito deve comunque aver raggiunto almeno il 3%).

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Fonte: Il Secolo XIX

– Se un partito all’interno di una coalizione ottiene tra l’1% e il 3%, il suddetto partito non entrerà in Parlamento, ma i suoi voti andranno distribuiti proporzionalmente agli altri partiti della stessa coalizione (favorendo dunque quelli che hanno ricevuto più voti).

Listini bloccati, cioè i candidati sono già decisi dalle segreterie di partito e non c’è possibilità per l’elettore di esprimere la preferenza.

Un voto unico valido sia per il sistema uninominale che per il plurinominale, per cui anche se si vota solo il partito, il voto va sia al partito che al candidato uninominale sostenuto da quello stesso partito. Non si possono invece esprimere due voti diversi per un partito e per un candidato uninominale non sostenuto da quello stesso partito (non è infatti previsto il cosiddetto voto disgiunto).

 

Come si vota?

SI:

Croce solo sul partito (il voto va al partito segnato e al candidato uninominale sostenuto da quello stesso partito);

Croce solo sul candidato dell’uninominale (il voto va al singolo candidato e ripartito proporzionalmente tra i partiti che lo sostengono);

– Croce su un partito e sul candidato dell’uninominale sostenuto da quello stesso partito (il voto va al partito segnato e al candidato uninominale sostenuto da quello stesso partito).

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Esempi di voto valido. Fonte: Tgcom24

NO:

Croce su un candidato dell’uninominale e su un partito che sostiene un altro candidato (Voto nullo);

Croce su due o più candidati dell’uninominale (Voto nullo);

Croce su due o più partiti di coalizioni diverse (Voto nullo).

 

Questi i principali punti della nuova legge elettorale valida per le elezioni del prossimo 4 marzo. Un sistema che favorisce le coalizioni ma non la formazione di una maggioranza stabile, anche a causa della divisione in tre aree di consenso, più o meno equivalenti, degli elettori in Italia.

 

Fonte copertina: La Sicilia

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